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FAIPIEMONTE

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Dai Territori

Al Tgr Piemonte la chiusura della Barry Callebaut di Intra (Vb) con le dichiarazioni del segretario generale Fai Cisl Piemonte Capacchione

di FAIPIEMONTE 6 Settembre 2024
Scritto da FAIPIEMONTE

Il servizio del Tgr Piemonte sulla chiusura della Barry Callebaut di Intra (VB), con le dichiarazioni del segretario generale Fai Cisl Piemonte, Emilio Capacchione.

In seguito alla comunicazione di Barry Callebaut, la multinazionale svizzera del cioccolato che ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Verbania Intra, la Cisl ha indetto lo stato di agitazione e proclamato uno sciopero di quattro ore alla fine di ogni turno. I dipendenti dello stabilimento piemontese interessati dalla chiusura “sono 115, tra lavoratori diretti e somministrati”, spiega all’ANSA Andrea Guagliardo della Fai Cisl Piemonte orientale, che segue la vicenda insieme al segretario regionale Fai (Federazione alimentare agricola ambientale industriale), Emilio Capacchione. “È una bomba che piove dal cielo senza alcun tipo di preavviso, né avvisaglie – prosegue Guagliardo -. Stamattina alle 9 ci hanno comunicato che lo stabilimento di Intra chiuderà entro il primo trimestre del 2025”. Domani mattina, alle 10, dallo stabilimento partirà un corteo che raggiungerà il municipio di Verbania. “Chiederemo un incontro con sindaco, prefetto, Regione ed eventualmente ministero del Lavoro per aprire un tavolo di crisi”.

6 Settembre 2024 0 Commenti
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Fai Cisl Piemonte

Emilio Capacchione è il nuovo Segretario Generale Fai-Cisl Piemonte

di FAIPIEMONTE 4 Maggio 2024
Scritto da FAIPIEMONTE

Il sindacalista eletto dal Consiglio generale della Federazione regionale subentra a Franco Ferria che termina il suo mandato per maturati requisiti pensionistici. Al fianco di Capacchione, eletti nella Segreteria regionale Ivana Camisassa e Antonio Bastardi. Gli auguri di Onofrio Rota, Segretario Generale Fai-Cisl nazionale e Luca Caretti, Segretario generale Cisl Piemonte

Emilio Capacchione è il nuovo Segretario generale della Fai-Cisl Piemonte. Ad eleggerlo è stato il Consiglio generale della federazione agroalimentare e ambientale regionale della Cisl, riunitosi oggi al Castello di Guarene in provincia di Cuneo con la partecipazione del Segretario Generale della Cisl Piemonte, Luca Caretti, e del Segretario generale della Fai-Cisl nazionale Onofrio Rota.

Classe 1968, attuale Segretario generale della Fai-Cisl Piemonte Orientale, Capacchione subentra a Franco Ferria, che termina il suo mandato per maturati requisiti pensionistici dopo aver guidato la federazione regionale negli ultimi 3 anni e mezzo: “Consegno al mio successore una Fai piemontese in buona salute, cresciuta in termini di consenso e presenza nei luoghi di lavoro, raggiungendo quota 10.413 iscritti grazie al lavoro straordinario dei nostri delegati e delle strutture territoriali. Ringrazio anche tutta la Cisl per questa straordinaria esperienza umana che ho avuto la possibilità di fare e che porterò sempre dentro me”, ha detto Ferria.

Emilio Capacchione, 56 anni, salernitano di nascita e novarese di adozione, dipendente Barilla dal 1988, muove i suoi primi passi da sindacalista nel Consiglio di fabbrica aziendale e successivamente nel Coordinamento nazionale e nel consiglio di Amministrazione del Fondo integrativo sanitario di Barilla. Nel 2013 entra a far parte della Segreteria della Fai-Cisl Piemonte Orientale e ne diventa segretario generale il 7 marzo del 2017, incarico riconfermato al congresso del 2021. “Innovazione, tutela e sostenibilità ambientale – ha affermato – sono le parole d’ordine della nostra azione sindacale, a partire dai luoghi di lavoro e dal territorio: il lavoro di squadra, che caratterizza da sempre il nostro impegno quotidiano, competenza e partecipazione sono le nostre carte migliori per rappresentare le lavoratrici e i lavoratori dei nostri settori, fondamentali per l’economia della regione e del Paese”. Al fianco di Capacchione, sono stati eletti nella Segreteria regionale Ivana Camisassa e Antonio Bastardi.

Auguri a Capacchione sono giunti anche dal Segretario generale della Cisl Piemonte, Luca Caretti, che partecipando ai lavori ha sottolineato il rinnovamento della classe dirigente nel sindacato e alcune priorità come la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e un maggiore contrasto all’evasione fiscale, ma ha anche affrontato diversi aspetti di politica internazionale: “Lo scenario che abbiamo davanti – ha affermato – è assai complesso e richiede di stare coerentemente al fianco dei popoli aggrediti rilanciando il progetto europeo e le sue capacità negoziali per un futuro di pace, democrazia e stabilità geopolitica”.

A coordinare e concludere i lavori è stato il Segretario generale della Fai-Cisl nazionale, Onofrio Rota: “Da parte mia e da tutta la Segreteria nazionale – ha detto nel suo intervento – un ringraziamento a Franco per l’intenso lavoro svolto in questi anni e auguri ad Emilio e tutta la squadra per il nuovo progetto da mettere in campo, che dovrà radicare ancora di più la federazione sul territorio, tra i delegati nei luoghi di lavoro, tra tutti i lavoratori e le loro famiglie, puntando soprattutto sull’inclusione dei tanti immigrati attivi nell’agroalimentare Made in Italy, che sono oltre il 31%, e su una maggiore e migliore occupazione per giovani e donne, visti i livelli di disparità che ancora permangono nel nostro mercato del lavoro”.

Ai lavori hanno partecipato anche il Segretario nazionale della Fai-Cisl Massimiliano Albanese e molti dirigenti e operatori del sindacato.

 

4 Maggio 2024 0 Commenti
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Contratti Collettivi Nazionali

INDUSTRIA ALIMENTARE: SIGLATO RINNOVO CCNL 2023-2027

di FAIPIEMONTE 1 Marzo 2024
Scritto da FAIPIEMONTE

È stato siglato nella notte il rinnovo del contratto nazionale dell’industria alimentare 2023-2027 tra Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil e le associazioni delle imprese del settore.
Lo rendono noto i sindacati che, dopo quattro giorni di trattative non-stop, hanno raggiunto un accordo sul quale esprimono piena soddisfazione per i risultati conseguiti in linea con gli obiettivi della piattaforma, soprattutto in materia di salario, welfare e contrasto alla precarietà.
Il nuovo accordo prevede per la parte economica un incremento di 280 euro per un montante complessivo a parametro 137 che al termine dei 4 anni sarà pari a 10.236 euro. La prima tranche parte dal 1 dicembre 2023 con un aumento di 75 euro, già nei primi 14 mesi di applicazione contrattuale lavoratrici e lavoratori andranno a recuperare un importo di 170 euro, il 60% dell’aumento totale previsto. Per i casi di mancata contrattazione di secondo livello si aggiungono altri 15 euro mensili a quelli già previsti.
Viene migliorata la dotazione del welfare contrattuale, con un aumento di 4 euro per il fondo integrativo sanitario Fasa a garanzia di maggiori prestazioni.
Per il fondo di previdenza complementare Alifond il contributo a carico delle aziende arriva a 1,5% (+0,3%, equivalente a 6 euro); viene inoltre rafforzato il fondo a sostegno del congedo di maternità e paternità.
Importanti i risultati anche sulla riduzione dell’orario di lavoro, che nel settore alimentare non subiva modifiche, a livello nazionale, da 30 anni: a partire dal 1 gennaio 2026 coloro che svolgono turni di 18 e 21 ore avranno una riduzione di 4 ore a cui si aggiungeranno altre 4 ore l’anno successivo, mentre dal 1 gennaio 2027 la riduzione di 4 ore si applicherà a tutti i lavoratori e le lavoratrici. C’è l’impegno inoltre a definire future intese a livello aziendale con le Rsu per ulteriori riduzioni dell’orario di lavoro in caso di investimenti tecnologici che potrebbero impattare su produttività e occupazione.
Vengono aggiornati e migliorati gli articoli che disciplinano il governo del mercato del lavoro con maggiore contrasto alla precarietà attraverso il dimezzamento della percentuale complessiva che passa dal 50% al 25% dei contratti a termine, in somministrazione e in staff leasing.
Per i congedi parentali, sono aumentate le ore retribuite per l’inserimento al nido e scuola dell’infanzia e per l’accudimento intra-generazionale per i genitori anziani, nonché per donne vittima di violenza. In materia di pari opportunità è stato introdotto il paragrafo “Diversità e inclusione” che demanda sia alla contrattazione nazionale che a quella di secondo livello l’individuazione di soluzioni e all’Ente bilaterale di settore la promozione di analisi e buone pratiche.
Per rivisitare il sistema classificatorio le parti hanno convenuto di avviare i lavori della Commissione paritetica tecnica per l’aggiornamento delle declaratorie a partire dal 2024.
Rilevante anche l’implementazione degli strumenti per formazione, apprendistato e sicurezza.
“L’accordo raggiunto – dichiarano i tre Segretari generali Onofrio Rota, Giovanni Mininni e Stefano Mantegazza – rappresenta un traguardo importante sia per l’incremento economico che per le conquiste ottenute sul piano normativo per valorizzare il lavoro stabile e ben qualificato”.

1 Marzo 2024 0 Commenti
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Leggi e Decreti

Raggiunto l’accordo sulla direttiva Ue sul salario minimo

di FAIPIEMONTE 8 Giugno 2022
Scritto da FAIPIEMONTE

Raggiunto l’accordo sulla direttiva Ue per il salario minimo. Lo ha annunciato la Commissione per l’occupazione e gli affari sociali del Parlamento europeo (Empl) sul suo account Twitter. I dettagli verranno illustrati in una conferenza stampa in programma stamani alle 9:30 a Strasburgo, aggiunge l’Empl.

“Nei nostri orientamenti politici abbiamo promesso una legge per garantire salari minimi equi nell’Ue. Con l’accordo politico di oggi sulla nostra proposta su salari minimi adeguati, portiamo a termine il nostro compito. Le nuove regole tuteleranno la dignità del lavoro e faranno in modo che il lavoro paghi”. Lo scrive su Twitter la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, accogliendo l’accordo politico raggiunto nella notte sul salario minimo.

“Una tappa importante per l’Europa sociale“. Così la presidenza di turno francese dell’Ue ha commentato l’intesa raggiunta stanotte sulla direttiva per il salario minimo tra Consiglio, Parlamento e Commissione Ue. “Nel pieno rispetto delle diversità nazionali – si legge in un tweet – il provvedimento favorirà dei salari minimi adeguati nell’Ue e lo sviluppo della contrattazione collettiva”. L’intesa dovrà ora essere approvata in via definitiva sia dal Parlamento che dal Consiglio Ue.

“Non imporremo un salario minimo all’Italia, non è questo il punto“. Lo dice il commissario Ue al Lavoro, Nicolas Schmit, in conferenza stampa dopo l’accordo politico sul salario minimo raggiunto nella notte tra le istituzioni europee. “Sono molto fiducioso che alla fine il governo italiano e le parti sociali raggiungeranno un buon accordo per rafforzare la contrattazione collettiva, soprattutto per coloro che non sono ben tutelati, e alla fine arriveranno alla conclusione che potrebbe essere importante introdurre il sistema salariale minimo in Italia. Ma spetta al governo italiano e alle parti sociali farlo”, sottolinea.

“Quello raggiunto nella notte a Strasburgo è un accordo storico. Per la prima volta l’Unione europea fissa dei criteri per salari minimi adeguati ed equi e per contrastare la concorrenza sleale e il dumping sociale”. Così Daniela Rondinelli, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, in una nota.

Un provvedimento molto atteso in Italia – il ministro Andrea Orlando lo ha definito “un assist per i lavoratori” – dove il dibattito politico sul tema si è riacceso in questi ultimi giorni fino a creare qualche tensione all’interno della maggioranza e del governo.

Ma a Bruxelles sono certi che l’impatto della direttiva non sarà “negativo per la creazione dei posti di lavoro e per l’occupazione”, come ha già avvertito il commissario Ue al Lavoro Nicolas Schmit, ricordando che dopo l’introduzione in Germania l’occupazione è anzi aumentata e che nell’Ue non saranno comunque previsti massimi e minimi salariali. La direttiva punterà invece, secondo quanto già chiarito, a istituire un quadro per fissare salari minimi ‘adeguati ed equi’. L’Italia è tra i sei Paesi dell’Ue a non avere già una regolamentazione in materia, con un dibattito del tutto aperto tra le parti sociali e all’interno del governo stesso. L’idea delle tre istituzioni europee nell’accordo in via di approvazione è di rispettare le diverse tradizioni di welfare dei Ventisette, arrivando però a garantire “un tenore di vita dignitoso”, a ridurre le disuguaglianze e a mettere un freno ai contratti precari e pirata. Si mira poi a “rafforzare il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva”.

La copertura della contrattazione collettiva in particolare dovrebbe venir fissata in una soglia compresa tra il 70% e l’80%, stando ai due obiettivi fissati rispettivamente da Commissione e Parlamento europeo e all’interno dei quali dovrebbe essere trovato un compromesso. Oltre all’Italia il salario minimo non è stato istituito anche in Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Svezia. Dove invece è già previsto, stando agli ultimi dati Eurostat, viaggia tra i 332 euro mensili della Bulgaria e i 2.257 euro del Lussemburgo. In Germania è pari a 1.621 euro. Le definizioni di salario ‘adeguato’ e ‘minimo’ sono altri punti su cui si devono confrontare i negoziatori europei. Anche se il testo sarebbe ormai blindato da un accordo di massima raggiunto tra Francia e Germania e resterebbero da definire solo dettagli tecnici. La nuova direttiva europea potrebbe così essere approvata definitivamente entro giugno facendo scattare da quel momento la tagliola dei due anni per il recepimento negli ordinamenti nazionali. Il provvedimento europeo, ha osservato Orlando “spingerà di più verso interventi che salvaguardino i livelli di salario più bassi e verso una disciplina organica”.

Il segretario della Cgil Maurizio Landini ha invitato a non ascoltare l’Europa “solo quando ci dice di tagliare le pensioni o cancellare l’articolo 18 o tagliare la spesa sociale. Se finalmente tutta l’Europa si rende conto che salari bassi e lavoratori precari senza diritti mettono in discussione tenuta social, bisogna ascoltarla”. “Abbiamo un problema drammatico di lavoro povero”, la denuncia del segretario del Partito democratico Enrico Letta: “Noi siamo a favore del salario minimo, nella logica della direttiva Ue. Il salario minimo serve a togliere il più possibile dal tavolo le fattispecie di lavoro povero”. Per il vice presidente di FI Antonio Tajani invece “si rischia di abbassare gli stipendi piuttosto che aumentarli”. Mentre per la leader di FdI Giorgia Meloni è “un’arma di distrazione di massa”, quando andrebbe tagliato il cuneo fiscale. Il leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte ha definito “indegno” cercare di rimuovere il reddito di cittadinanza, “anzi dobbiamo lavorare per allargare il fronte – ha ribadito – introducendo anche il salario minimo”.

Articolo del 7 giugno 2022 proveniente da ansa

 

8 Giugno 2022 0 Commenti
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